Project Management, Start-up aziendale, Formazione, Finanziamenti europei, Gare e Appalti

Al via la nuova normativa contribuenti minimi

Dal 2012 la manovra (articolo 27 del Dl 98/2011, convertito dalla legge 111/2011) ridisegnerà il regime dei minimi per le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, un’arte o una professione. Con il nuovo regime si distinguerà da una parte il nuovo regime dei minimi, che prevedrà più paletti per l’accesso e sarà dunque riservato soltanto ai soggetti che avviano l’attività o l’hanno già avviata a partire dal 1° gennaio 2008.

Questo regime si applicherà dall’anno di inizio di attività e per i quattro anni successivi; d’altra parte è previsto il cosiddetto regime semplificato “residuale”, destinato ai contribuenti in possesso dei requisiti per fruire del vecchio regime dei minimi ma non di quelli previsti dalla nuova normativa. Questi ultimi godranno di alcune facilitazioni ma non della tassazione light sui redditi.Chi riuscisse ad entrare nei nuovi requisiti richiesti per il nuovo regime dei minimi otterrà un forte sconto sull’aliquota Irpef, perché come era stato annunciato l’’imposta sostitutiva sul reddito passa dall’attuale 20% al 5%.

Non viene richiesta un’età minima o massima perché si rientri nel regime tuttavia i limiti dell’applicabilità della normativa prevedono un allungamento dei termini a cinque anni. Inoltre una deroga prevede che si possa andare anche oltre fino al compimento del 35° anno di età. Se, ad esempio, un professionista dovesse iniziare l’attività nel 2010, all’età di 25 anni, potrà fruire del regime fino al 2020 (e non fino al 2014 come accadeva con la formulazione originale del testo).

Ecco di seguito i requisiti da soddisfare per poter accedere al nuovo regime:

– non aver esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’arte o professione o un’attività d’impresa, anche nell’ambito di imprese familiari, società o associazioni professionali. Rileva l’effettivo esercizio dell’attività e non la semplice apertura della partita Iva (circolare 1/E del 2001);

– non proseguire l’attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (compresa la collaborazione coordinata e continuativa), fatta salva la pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni (anche qualora per la stessa sia stata aperta la partita Iva). Si noti che tale causa di esclusione dal regime si verifica quando le attività dovessero presentare esattamente il medesimo contenuto economico e si dovessero fondare sulla stessa organizzazione di mezzi (come stabilito dalla circolare 8/E del 2001 dell’Agenzia delle Entrate); non assume invece rilievo in alcun modo il fatto che si sia svolta l’attività con contratti di lavoro autonomo occasionale (come sottolinea la risoluzione 239/E del 2009);

– non proseguire un’attività d’impresa svolta da un altro soggetto che abbia realizzato, nell’anno precedente a quello di partenza del nuovo regime, ricavi superiori a 30mila euro.

Considerato poi che l’articolo 27 del Dl 98/2011 richiama espressamente l’intera normativa che disciplina il regime dei minimi, dunque resteranno applicabili anche gli altri requisiti attualmente previsti che nel corso della vigenza del regime dovranno continuare ad essere rispettati, resta dunque immutato il limite del conseguimento di ricavi o compensi non superiori a 30mila euro; il divieto ad effettuare cessioni all’esportazione; il divieto a sostenere spese per lavoratori dipendenti, collaboratori a progetto e quanto altro disposto nella su menzionata normativa.

A partire poi dal quarto anno di attività si applicherà un’ulteriore condizione dell’esclusione dal regime in caso di acquisizione, nel triennio precedente, di beni strumentali di ammontare complessivo superiore a 15mila euro.